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speleologia

Storia della Speleologia

La storia della speleologia ha radici che rimontano alle più antiche fasi della storia umana. Sin dalla preistoria l'esplorazione delle caverne ha coniugato elementi di necessità , soprattutto per il riparo che vi si poteva ottenere, con elementi spirituali. Forse proprio a causa del singolare sommarsi in esse di una sostanziale estraneità alla vita e di incomparabili doti nel proteggerla, le grotte sono sempre state percepite come luogo di contatto con il sovrannaturale , come accesso al mondo degli spiriti , e i grandi santuari dipinti della preistoria mondiale mostrano come la discesa negli “inferi” della grotta fosse ritenuta un fondamentale percorso iniziatico nella vita di ogni individuo. Anche quando si cessò di utilizzare le cavità naturali come luoghi abitativi, esse conservarono sempre il loro significato simbolico continuando a essere frequentate come santuari o luoghi di sepoltura. E' notevole come molte culture nel cui territorio non si aprivano grotte ne edificassero artificiali , con dolmen e tumuli. Poi la grotta divenne simbolo dell'inferno terrificante , dimora del demonio oppure , al contrario , rifugio dei santi ed eremiti , guardiani del male. Il drago , simbolo del male , viveva nelle grotte e i pipistrelli erano i suoi amici, Nella cultura europea tese a prevalere l'aspetto negativo: a finire sottoterra non furono più tutte le anime , ma solo quelle dei dannati . Le dicerie sulle grotte si moltiplicarono e , nel tempo , prese il sopravvento una mentalità fatta di luoghi comuni in cui echeggiavano le antiche ambiguità: divennero luogo di spavento , ma anche di tesori . L'intenso impatto psicologico delle grotte ha lungamente infierito con la possibilità di percepirle come puro luogo geografico per studiarle “ speleologicamente ” . Ciò nonostante la prima segnalazione dell'attività di “speleologi” è antica , dell'853 a.C. , quando il re assiro Shalmaneser III visitò delle grotte alle sorgenti anatoliche del fiume Tigri. Dovettero piacergli molto perché ne fece realizzare un bassorilievo commemorativo in bronzo col quale decorò il suo trono. A questo remoto avvenimento seguono millenni di visite non documentate, ma è solo con l'avvento dei primi naturalisti moderni, nel ‘600, che iniziano ad apparire delle descrizioni accurate. Perché si inizi una esplorazione sistematica occorre però attendere la metà dell' ‘800, quando appaiono esploratori che pongono le basi di quella che ora chiamiamo “speleologia” in senso moderno, cioè la ricerca e descrizione sistematica del mondo sotterraneo. I primi lavori sono sul Carso, nel sud della Francia e negli Stati Uniti. Da allora l'interesse è andato crescendo anche se la filosofia e le tecniche di ricerca e di esplorazione sono cambiate moltissimo. I mutamenti più forti sono degli ultimi decenni. Lo sviluppo delle tecniche di progressione in grotta, l'approccio più scientifico alle esplorazioni e le maggiori possibilità individuale per viaggiare, hanno fatto sì che il numero di grotte note sia andato raddoppiando ogni meno di dieci anni. Spesso ci viene chiesto a cosa serve la speleologia. In genere rispondiamo chiedendo all'interlocutore che ci spieghi a cosa serve fare astronomia al giorno d'oggi, visto che quello con risvolti utili, relativa al sole e alla luna, è stata adeguatamente risolta anche migliaio di anni fa dai Babilonesi. In realtà la speleologia è una minuscola parte del vasto insieme di ricerche che vengono condotte soprattutto per sé stesse, per curiosità, come del resto si fa con la maggiore parte della scienza. La trasformazione dei risultati della ricerca di base in “cose utili” è imprevedibile e, addirittura, in genere viene fatta da persone diverse dai ricercatori che hanno “condotto l'esplorazione”. Eppure la sua utilità va crescendo man mano che aumenta l'importanza delle acque di origine carsica a scapito delle sempre più inquinate acque di pozzi da terreni alluvionali: nel nostro paese ormai metà delle acque idropotabili (ma la quasi totalità nell'Italia Centrale) ha origine dalle grotte. Le montagne calcaree stanno diventando i veri serbatoi d'acqua della grande oasi che chiamiamo Italia. La speleologia sta così assumendo un ruolo decisivo per la sua capacità di ricostruire la struttura degli acquiferi carsici, contribuendo a determinarne la vulnerabilità da parte delle attività umane. Molti dati sono ormai raccolti: le decine di migliaia di speleologi che hanno operato in Italia in questo secolo hanno esplorato circa 2300 chilometri di vie all'interno delle montagne, ricostruito il formarsi di innumerevoli fiumi a monte delle risorgenze, trovati oltre 2000 specie animali cavernicoli sconosciuti. Si è trattato sempre di volontari, diverse per estrazione sociale e conoscenze, mossi solo dal desiderio di svelare il mistero geografico nel territorio che li circondava. Decine di essi, nel farlo, vi hanno perso la vita. Il risultato è un gigantesco patrimonio di conoscenze che, proprio per come è nato, è disordinato, sparso, incompleto, oggetto di gelosie e di campanilismi. Da sempre ci sono stati degli speleologi che si sono dedicati a dare un ordine a tutte queste informazioni, a trasformarle in biblioteche, in catasti, in libri. Negli ultimi tre decenni il lavoro centrale della Società Speleologica Italiana è stato quello di proseguire questo tentativo che, grazie agli sforzi di Michele Gortani, Mario Pavan, Salvatore Dell'Oca, Franco Anelli, Franco Orofino e Carlo Finocchiaro stava giungendo a maturazione; è stata una lotta contro i limiti propri del volontarismo, la scarsezza di mezzi, l'indifferenza. Abbiamo ampliato la biblioteca grazie agli sforzi di alcuni e ai mezzi forniti dall'aumentato numero di associati, creato nuove riviste in cui concentrare la pubblicazione dei dati, pubblicato molti testi che li riassumessero. Ora finalmente possiamo dire di aver superato la prima parte del lavoro, la più difficile. Grazie folle di quest'ultimo decennio e al progredire delle tecniche informatiche, possiamo mutare quella che era la maggior biblioteca mondiale sull'argomento in quello che ne è, più in generale, il maggior Centro Documentativi. Oltre a innumerevoli pubblicazioni qui si possono ormai ottenere anche le informazioni generali sul carsismo di tutta Italia, anche quelle non pubblicate, e soprattutto si viene indirizzati a quelle dettagliate, in custodia alle organizzazioni speleologiche periferiche che le hanno create. Vogliamo che questo diventi il punto cui guardano gli speleologi per imparare a rendere adeguata, completa e uniforme la documentazione che, settimana dopo settimana, raccolgono nel sottosuolo. Un'organizzazione cui riferirsi per proseguire il lavoro di riordinamento dei dati raccolti, che è ancora lontano dall'essere terminato. Ma vogliamo soprattutto rivolgerci a chi non è speleologo ma ha desiderio o necessità di sapere di più sulle nostre “segrete cose”; questo sarà il centro di smistamento dell'informazione su tutti gli aspetti del mondo sotterraneo. In molti contesti ufficiali, in questi ultimi anni, abbiamo dichiarato che gli speleologi stavano uscendo dalle grotte. Ecco, speriamo che questo momento, a cavallo di decenni di lavoro, ne sia l'espressione più compiuta. E che soprattutto, ci metta in condizione di ben operare per i prossimi decenni. Lo dedichiamo a chi ha perso la vita in queste ricerche.



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